PAIP (POST DI PRESENTAZIONE PER GENTE NON SUPERSTIZIOSA)

Questo potrebbe essere il mio ultimo anno di vita. O almeno: l’ultimo periodo in cui sarò impegnato più a vivere che a sopportare il dolore. Ciò non vuol dire che farò ricerca interiore nella totale sincerità o che compirò azioni spericolate ed eroiche. Per quanto i segnali di sfacelo che s’assommano ormai da un po’ (e che tengo per me, dato che ho vergogna o se vogliamo essere clementi… “pudore” del mio dolore) facciano propendere ad un risoluto pessimismo, resta quel condizionale d’apertura, quel “potrebbe”, che non è certezza. Quindi non saprò essere sincero e spietato come servirebbe essere, o come converrebbe essere, in un ultimo anno di vita. Credo del resto che nemmeno se stessi precipitando dal ventesimo piano riuscirei. O se sapessi di dover vivere 1000 anni ancora per imparare. In fin dei conti per me non è un fatto di aspettative, è un fatto di natura. Certe cose non sono nella mia natura e io non le voglio imparare. Ho ben altro da fare. E’ che a me non interessa affatto essere diverso da ciò che sono stato fino a venti mesi fa. Il mio ultimo desiderio non è la sincerità, non è la spietatezza, non è l’eroismo. Il mio ultimo desiderio è continuare la mia strada fino a dove si interrompe. Sono nato nel condizionale, di carnevale, ed ho amato le maschere e i personaggi con le loro storie. Inventate o reali, parti di fantasia o cronaca, che conta? L’importanza della narrazione è evidente: narrare è necessità del vecchio come del piccolo, dello scrittore come del mimo. La verità è che ho amato me stesso. E non vedo perché dovrei smettere proprio adesso.

Dunque, questo blog? In cosa differirà dai miei precedenti? Praticamente in nulla. Questo blog è un gioco, come lo sono stati tutti gli altri. Non cambia niente, in tal senso.

Del resto a cosa servono i segni di disfacimento? Cosa cambiano? Per voi cambierebbe qualcosa se domani scopriste qualche variazione peggiorativa non ignorabile nel vostro corpo? Comincereste solo allora ad amare voi stessi? O ad essere come servirebbe essere, o come converrebbe essere? Mi auguro di no. Perché, signori, in fondo potreste svegliarvi identici a sempre, domani mattina, e tuttavia questo potrebbe essere comunque l’ultimo anno della vostra vita.

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